Tra vino, numeri e bilanci l’occasione mancata di un visionario dell’etna

NUMERI, CONTROLLO E VALORECONSULENZA STRATEGICA

Simonetta Murolo

3/20/20262 min read

Ieri ho avuto il privilegio di partecipare a una visita guidata presso un agriturismo a Solicchiata, nel cuore dell'Etna. Non ne citerò il nome — e non è solo una questione di forma. La riservatezza è per noi di Indìco Società tra Dottori Commercialisti un principio etico fondante, prima ancora che una norma professionale.

Ma torniamo alla visita, perché merita di essere raccontata.

È stata un'esperienza davvero emozionante. Amo profondamente il mio territorio — la sua storia millenaria, la sua bellezza austera, la sua capacità di trasformare pietra lavica e sole in eccellenza. Ascoltare storie di successo imprenditoriale in questi luoghi mi dà sempre una carica speciale. Abbiamo iniziato con una degustazione in un locale dall'atmosfera affascinante, quasi sospeso nel tempo, poi ci siamo incamminati tra i filari, abbiamo attraversato le botti di produzione e quelle di riposo, respirando quell'odore inconfondibile che sa di pazienza, cura e visione.

Un'esperienza sensoriale e culturale insieme.

Al rientro, abbiamo avuto il piacere di incontrare il fondatore: un uomo che ha costruito qualcosa di straordinario, che ha saputo trasformare una passione in un'impresa prestigiosa e riconosciuta.

Poi è successa una cosa che mi ha fatto riflettere a lungo.

Qualcuno ha menzionato che alcuni di noi erano commercialisti. E la risposta dell'imprenditore è stata, diciamolo chiaramente, sorprendente. Non per mancanza di rispetto personale — intendiamoci — ma per quello che ha rivelato: per lui il commercialista non è un consulente al suo fianco, un alleato strategico, un partner di crescita. È, nella sua percezione, poco più che un operatore per conto dell'Agenzia delle Entrate. Il bilancio? Uno strumento fiscale. Un obbligo da assolvere.

Nessuno, evidentemente, gli ha mai raccontato un'altra storia.

Ed è qui che vogliamo alzare la voce.

Il bilancio non è una dichiarazione fiscale travestita da documento contabile. È la fotografia più nitida che un'impresa possa avere di sé stessa: la sua solidità, la sua liquidità, la sua capacità di investire, di reggere alle crisi, di crescere in modo sostenibile. È uno strumento di potere — nel senso più nobile del termine — perché chi sa leggerlo davvero ha in mano qualcosa di prezioso: la verità sulla propria azienda.

Un buon commercialista non lavora per il Fisco. Lavora per l'imprenditore. Lo affianca nelle scelte strategiche, trasforma i numeri in decisioni, anticipa i rischi prima che diventino danni, individua le leve di efficienza che spesso rimangono invisibili a chi è immerso nell'operatività quotidiana.

Quell'imprenditore ha costruito una realtà straordinaria con le sue mani, con la sua visione, con il coraggio di chi crede in ciò che fa. Ma senza un vero partner professionale al suo fianco, quanto potenziale è rimasto inespresso? Quante opportunità di crescita non sono state viste? Quante decisioni sono state prese al buio, quando una luce era disponibile?

Noi di Indìco crediamo che il rapporto tra imprenditore e commercialista debba essere, prima di tutto, un rapporto di fiducia e visione condivisa. Non burocrazia. Non adempimenti. Non numeri fini a sé stessi.

Crescita. Consapevolezza. Futuro.

Ieri, tra i filari di quell'ettaro di eccellenza etnea, ho visto tutto quello che un imprenditore visionario può costruire. E ho pensato a quanto ancora potrebbe costruire, se solo avesse accanto qualcuno capace di trasformare i suoi bilanci in bussole.

Quella conversazione è stata una occasione persa — per lui.

Per noi, invece, è stata l'ennesima conferma di perché facciamo questo mestiere. una delle affermazioni più ricorrenti nel confronto con imprenditori e professionisti.
Ed è quasi sempre formulata come una constatazione oggettiva.

Simonetta Murolo

20 Marzo 2026

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