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Quando il mare presenta il conto: riflessioni sul ciclone Harry
ATTUALITA'
Simonetta Murolo
1/23/20262 min read


Quando il mare presenta il conto:
riflessioni sul ciclone Harry
Oltre un miliardo di euro: è questa la stima dei danni che il ciclone Harry ha inflitto alle nostre coste siciliane.
Porti distrutti, strade e spiagge irriconoscibili, lidi ridotti a scheletri di ferro e legno, sono il volto devastato della nostra isola, a pochi mesi dall'inizio della stagione turistica.
In questi giorni i siciliani hanno assistito impotenti alla furia del mare, che si è abbattuto su quello che per noi non è solo paesaggio, ma sostentamento, identità, futuro.
Perché il nostro modello economico si regge sulla bellezza delle nostre coste, sulla qualità dell'accoglienza, sulla capacità di trasformare sole, mare e cultura in un'esperienza che milioni di persone cercano ogni anno.
E adesso? Adesso guardiamo le rovine e ci chiediamo come potremo fare a essere pronti per la prossima estate.
Un'intera filiera a rischio
Non si tratta solo delle spiagge.
Dietro ogni ombrellone c'è un ecosistema economico complesso e fragile: ristorazione, mobilità, servizi esperienziali, eventi, commercio, tecnologia e servizi professionali. Una filiera integrata del turismo i cui anelli ora tremano.
Il rischio concreto è che la stagione 2026 sia compromessa prima ancora di cominciare, che i turisti scelgano altre mete, più sicure, più accessibili, e che i locali si trovino dislocati, senza poter più frequentare i propri siti balneari.
Un uragano che ha spazzato via la reputazione costruita con anni di lavoro.
Il valore di ciò che costruiamo insieme
Ma c'è qualcosa che non può esserci portata via: la nostra resilienza. Non la semplice capacità di resistere, ma quella di farlo senza irrigidirsi, di ricostruire senza perdere radici, di innovare anche quando le condizioni sono avverse.
Quella resilienza che nasce da una terra che ha conosciuto dominazioni, crisi economiche, emigrazione, calamità naturali e marginalità infrastrutturali, ma che ha sempre trasformato la difficoltà in ingegno, adattamento e creatività.
Non rassegnazione, ma tenacia intelligente; è l'arte di trovare soluzioni quando le risorse sono scarse, di fare impresa, cultura e comunità anche dove il contesto non aiuta. È la capacità di restare umani, solidali e visionari, pur convivendo con l'incertezza.
Per questo, quando si parla dei siciliani, la resilienza non è solo una qualità individuale, ma un patrimonio collettivo: un modo di stare nel mondo che unisce memoria e futuro, fatica e bellezza, realismo e speranza.
Questo è il momento in cui competenze come quelle che mettiamo in campo con Indìco possono e devono fare la differenza.
La ricostruzione non può essere solo materiale: dobbiamo costruire resilienza, non restaurare il passato. E resilienza significa agire su due fronti con tempi diversi.
Il primo è quello della visione a lungo termine: beneficio ambientale, sostenibilità, infrastrutture che sappiano resistere ai cambiamenti climatici. Un lavoro strategico, che richiede pianificazione e investimenti strutturali.
Il secondo è l'urgenza del presente: ricostruire tutto e subito, rimettere in piedi la nostra economia turistica prima che sia troppo tardi.
Procedure più snelle, meno burocrazia, tempi da record. Perché gli imprenditori hanno bisogno di certezze, i lavoratori di prospettive concrete, il territorio di uno sprint che lo faccia ripartire più forte di prima. La sostenibilità è un obiettivo irrinunciabile, ma senza velocità nella ricostruzione non ci sarà né economia né ambiente da proteggere.
Indìco sarà parte attiva di questo processo: con competenze, strumenti e reti per accelerare la ripartenza e supportare chi deve ricostruire. Perché quello che serve ora è pragmatismo intelligente: far convivere tutela ambientale e sviluppo economico, proteggere il territorio e valorizzarlo, costruire un'industria turistica che sia risorsa e motore di crescita per l'intera isola.
Simonetta Murolo
23 Gennaio 2026
2 min read
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